A oggi gli elementi italiani che fanno parte del Patrimonio Unesco sono: l’Opera dei Pupi siciliani, il Canto a tenore sardo, il Saper fare il liutaio di Cremona, la Dieta mediterranea, le Feste delle grandi macchine a Spalla, la vite ad alberello di Pantelleria, La Falconeria, l’Arte dei Pizzaioli Napoletani e l’Arte dei Muretti a Secco.
Questi elementi rappresentano le arti, gli eventi festivi, le abitudini, le pratiche agricole e i manufatti che costituiscono l’espressione “vivente” dell’identità delle comunità e delle popolazioni che vi si riconoscono.
Proprio come il caffè espresso, un vero e proprio “rito”, sul cui valore sociale e culturale nessun italiano è disposto a concedere il beneficio del dubbio.
Nel nostro Paese il caffè è una vera e propria arte, una tradizione, un’abitudine radicata, un gesto conviviale, una questione antropologica e culturale.
Diceva Edoardo de Filippo nella commedia “Questi fantasmi”del 1945 rivolgendosi a un ipotetico interlocutore dirimpettaio: “Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo: una tazza di caffè presa tranquillamente qui, fuori… con un simpatico dirimpettaio come voi”.
Vengono alla mente alcune curiosità legate agli inizi dell’uso del caffè quando, ad esempio, papa Clemente VIII, chiamato a pronunciarsi sull’eccessivo uso del tabacco e del caffè, decise di condannare con la scomunica chiunque fosse stato scoperto a fumare nei luoghi sacri, ma benedisse la bevanda, consumata nei Paesi arabi a partire dal XIV secolo, ritenuta qualcosa di troppo buono per non essere bevuto anche dai cristiani.
Da allora il caffè cominciò a diffondersi in tutto il territorio italiano, fino alla metà del 1700, quando con la nascita delle Botteghe dei Caffè a Venezia – la prima fu il Caffè Florian – la bevanda cominciò a diventare un’abitudine sociale consolidata.
Ma il “generico” caffè si evolve, si modifica, acquista nuovi gusti e rinnovati ruoli e esigenze e dal “normale caffè” passiamo all’odierno espresso.
L’espresso esprime inequivocabilmente l’elemento conviviale, l’appuntamento per suggerlo con gli amici, esso va preso secondo un certo rito.
In Italia, ad esempio, c’è l’espresso lungo, il più richiesto al Nord, al Sud invece è richiesto l’espresso corto e servito in una tazzina bollente, al centro, invece, l’espresso è richiesto in una tazzina di vetro (forse perché nella capitale si vuol vedere il contenuto per intero).
Comunque Nord, Centro e Sud si uniscono in una unica volontà, in un’unica richiesta che è quella di gustare un “buon caffè espresso”.
Pare che l’espresso abbia preso piede prepotentemente, nel gusto degli italiani, agli inizi della seconda metà del ‘900 e resta, ancora oggi, la bevanda più richiesta.
Comunque la storia ci riferisce che il caffè continuò la sua ascesa tra le bevande più preferite, anche se osteggiato e infine vietato finanche dal sultano Murad IV, che fece chiudere, nel XVII secolo, tutti i locali dove veniva bevuto “il caffè”, poiché temeva che durante l’assunzione della “bevanda negra” si complottasse contro di lui.
Ma come poteva sparire il caffè se consideriamo anche una testimonianza, lasciata scritta, di Costantino Garzoni che nel 1573, in qualità di ambasciatore a Costantinopoli, evidenziava il gran consumo di “acqua negra” che i turchi bevevano durante la mattinata e che questa “oscura bevanda” faceva da tonico e che metteva tutti di buon umore.
Constatiamo, dunque, come, e in particolare, proprio il “caffè espresso” si è storicizzato e che di esso ci sono diverse autorevoli testimonianze di tipo antropologiche, sociologiche e storiografiche, eccetera.
Una di queste è proprio quella di prendere un caffè e pagarne due (per chi non ha la possibilità di pagarselo) il cosìddetto “caffè sospeso”, usanza che parte da Napoli ma che si è diffusa in tutta Italia.
A questo punto credo sia utile conoscere qualche particolarità di questo “espresso” e soprattutto di quello italiano.
La tradizione italiana riconosce l’espresso quando questo risponde a precise regole come:
1. La macinatura che deve essere fatta al momento con una grammatura che può avere una oscillazione massima di 7 o 9 grammi.
2. L’espresso deve essere fatto in un tempo complessivo di 20 o massimo 27 secondi.
3. L’aroma deve essere intenso e gradevole.
4. L’espresso deve essere servito come bevanda da un minimo di 13 grammi a un massimo di 26 grammi a una temperatura variante tra i 90 e i 96 gradi.
5. La caratteristica dell’espresso è e deve essere la crema che deve mostrarsi uniforme e costante per almeno 2 minuti dal momento dell’erogazione.
A conclusione di queste “estive dissertazioni” comunque viene da chiedersi: «Ma ce lo prendiamo un buon caffè?».

