Il Bel Paese ricco di… profili… profilati… o profilattici?

di Massimo D’Aleppo

Ci sia permesso di fare alcune brevi considerazioni a margine dell’uso che facciamo delle parole nel contesto politico immanente. Il linguaggio comunicativo che rende noi tutti umani è la parola, il vero dilemma è quando di questa ce ne serviamo solo come un’emissione vocale al di là del suo significato.

Esempi: politica e tecnica sono parole di un elevato spessore se prese nel loro etimo essenziale, sono state coniate per affermare concetti basilari nei rapporti sociali in un mondo quale quello dell’antica Grecia da cui occorre partire mentre noi si preferisce
vagare per oscuri labirinti linguistici dove diventa addirittura piacevole perdersi. Ci crogioliamo in questo stato d’ipnosi mediatica scomodando i massimi sistemi, ignorandone le vere radici etimologiche. La politica si dice debba avere un alto profilo, ma un generale occorre dire fa la guerra con i soldati che si ritrova, e da noi può benissimo accadere il contrario (istoria docet); per fare ciò si scomodano i tecnici che per essere tali dovranno anche loro avere un alto profilo cioè, ci si domanda, dovranno allora essere profilati, finalizzati o adattati ecc. ecc.?

Per dirla in soldoni sembra quasi un invito all’uso puro e semplice del guanto francese o no?

intervento
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