Fra due giorni finisce lo strazio

Una campagna elettorale impalpabile, come i suoi protagonisti. Una ignobile passerella di slogan il cui fascino è calcolabile con i numeri negativi. Noiosa, a tratti becera, ripetitiva, come il gioco di quelle squadre di calcio che si passano la palla nella loro metà campo senza affondare mai in verticale, perché non sanno come farlo.

Ai comizi vanno gli eserciti dei fedeli, quelli della comunione laica distribuita dal segretario di partito o dal suo vice da prendere periodicamente.

Partiti che fino a ieri faticavano ad arrivare al 5%, ora riempiono i teatri e a far sorridere, non è il programma che presentano, che pure meriterebbe due risate, ma la pletora di nuovi questuanti, i convertiti dell’ultima ora. Quelli che dalla Lega, per esempio, sono emigrati in Fratelli d’Italia, chissà per quale arcano sortilegio o  se non per una pagnotta in più. Che poi fanno il paio con quelli che avevano fatto il percorso inverso qualche anno fa. La miseria umana non ha limiti.

Schegge impazzite, all’apparenza, in effetti politici che si muovono secondo le opportunità, alcuni, e avventurieri, tanti.

Sarebbe bello guardarli dall’alto. Vedere come si muovono da un partito all’altro e poi ritornano indietro, si incrociano, vanno spediti, zigzagando, sempre e comunque con la certezza di essere nel giusto. Ecco con la sicurezza che caratterizza solo gli stupidi, ma quelli seri, dico. Mai attraversati da un dubbio, cambiano partito come si cambia la cravatta, sperando solo che l’accostamento cromatico sia gradevole. Una al giorno. Quasi che fare politica non significhi avere un’idea o meglio ancora un ideale, ma consista solo nel mettersi in mostra e ricoprire un incarico.

E questo loro brulicare continuo trova la sua acme nelle campagne elettorali, sì, perché è la festa dei politici, tutti vittoriosi fino allo scrutinio, tutti comunque soddisfatti il giorno dopo, pronti e desiderosi di un’altra campagna elettorale che stimoli i sogni di gloria e consenta a tutti i candidati di fare un giro da protagonisti sulla giostra più stramba del mondo.

Da lunedì torneremo tutti al quotidiano, cominceremo a realizzare che chi ha vinto non farà quello che ha promesso, faremo i conti con la crisi e lavoreremo per inventarci un nuovo eroe, un nuovo partito dal 30% o giù di lì, sempre che si metta di traverso, a parole, ci mancherebbe, e si inventi una pseudo eresia che ci contagi.

L’ultima più bella eresia l’avevano inventata i 5 Stelle, ed erano stati premiati alla grande, salvo dimostrarsi più conformisti dei migliori conformisti, governando prima con Salvini e poi con Letta, cioè con tutti, quando il loro più efficace slogan era mai con questi partiti.

In questa campagna, invece, neanche l’accenno a un’eresia, tutti irregimentati, amanti della Nato, europeisti convinti, anti Putin e tutto il resto dell’antologia dello slogan scadente e più in voga.

Il punto più basso?

Magari, ma la paura è che si possa andare anche peggio.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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