Daromun: il farmaco che cambia la lotta al melanoma

Un nuovo approccio terapeutico al melanoma localmente avanzato arriva dall’Italia grazie a Daromun, farmaco immunoterapico sviluppato dalla biotech italo-svizzera Philogen. A coordinarne la sperimentazione clinica in Italia è stato il professor Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Pascale” di Napoli.

Daromun – noto anche con il nome commerciale Nidlegy™ – è una combinazione di due immunocitochine, L19IL2 e L19TNF, rispettivamente basate sull’interleuchina-2 e sul fattore di necrosi tumorale. Entrambe sono legate a un anticorpo monoclonale, L19, capace di riconoscere in modo specifico una isoforma della fibronectina, una proteina presente quasi esclusivamente nei tessuti tumorali e non nei tessuti sani. Questo rende il trattamento altamente selettivo e mirato.

La grande novità di Daromun è che viene iniettato direttamente nel tumore, in una strategia terapeutica detta immunoterapia intratumorale. Questo metodo consente di rilasciare le citochine all’interno della massa tumorale, dove attivano una risposta immunitaria locale molto intensa. Tale risposta, però, non si limita al sito di iniezione: l’attivazione dei linfociti T CD8+ e di altre cellule immunitarie si estende anche a livello sistemico, rafforzando l’immunosorveglianza dell’intero organismo contro possibili metastasi.

Nel grande studio clinico di fase III chiamato PIVOTAL, condotto su 256 pazienti in 22 centri europei, i risultati sono stati significativi:

  • Il trattamento con Daromun prima dell’intervento chirurgico (neoadiuvante) ha ridotto del 41% il rischio di recidiva o morte, rispetto alla sola chirurgia.
  • Ha ridotto del 40% la comparsa di metastasi a distanza, un dato particolarmente importante nei melanomi ad alto rischio.

Questi risultati si sono osservati anche in pazienti già sottoposti a precedenti trattamenti immunoterapici, rendendo Daromun una possibile opzione anche in contesti di seconda linea o in pazienti refrattari.

Sul fronte della sicurezza Daromun si è dimostrato ben tollerato. Gli effetti avversi di grado 3 (moderatamente severi) si sono verificati nel 24,8% dei pazienti, ma non sono stati riportati casi di tossicità di grado 4 né decessi legati al trattamento. Questo è particolarmente rilevante se si considera la tossicità sistemica di molte altre immunoterapie attualmente in uso.

Per i clinici Daromun rappresenta una nuova frontiera: un’immunoterapia locale ma con effetto sistemico, capace di agire in sinergia con la chirurgia e potenzialmente migliorare l’outcome a lungo termine. La somministrazione neoadiuvante non solo riduce il volume tumorale prima dell’intervento, ma contribuisce anche a “educare” il sistema immunitario a riconoscere e contrastare le cellule tumorali residue.

Philogen ha firmato un accordo commerciale con Sun Pharma, una delle più grandi aziende farmaceutiche del mondo, per la distribuzione del farmaco in Europa, Australia e Nuova Zelanda. Inoltre, sono in corso studi di fase II per valutarne l’efficacia in altre forme di tumori cutanei non melanomatosi, tra cui il carcinoma basocellulare e lo squamocellulare ad alto rischio.

Dal punto di vista divulgativo, questa scoperta offre nuove speranze ai pazienti e alle loro famiglie. L’idea che un tumore possa essere trattato direttamente nel suo “cuore” e che il sistema immunitario possa essere stimolato con precisione rappresenta un cambio di paradigma rispetto ai trattamenti oncologici tradizionali, spesso generalizzati e ad alta tossicità.

Daromun rappresenta molto più di una nuova molecola: è un cambio di strategia nella gestione del melanoma, che potrebbe estendersi anche ad altri tumori solidi. Coniugando efficacia, tollerabilità e innovazione, potrebbe presto diventare uno standard terapeutico per una delle forme di cancro della pelle più aggressive.