Così non vale

Ho sempre dato conto a chi raccontava del distacco dal mondo reale dei politici, credevo, però, che quella distanza fosse in qualche modo, prima o poi, colmabile. Credevo che in ogni partito esistesse una spina dorsale alla quale appoggiarsi, una saggezza che aiutasse chiunque a rinsavire, dopo qualche volo di fantasia nel mondo del potere.

Perché il potere se non sposa i suoi destinatari, se non agisce in loro nome e conto, finisce per implodere, di ammalarsi gravemente e portare alla distruzione di tutto, della società, dei principi, della giustizia, finanche delle buone maniere.

In Italia è vero che ufficialmente e sulla carta viviamo in un paese democratico, ma nella sostanza abbiamo fallito il processo di crescita democratica e civile, demolendo, o meglio ancora, corrompendo quello che di democratico era stato costruito.

Una persona che stimo, faccio un esempio, viene candidata dal partito vattelapesca. Ho piacere a votarla, ma votarla significa che darò un voto a chi ha deciso il partito che esca per primo e sicuramente. La mia preferenza è drogata: scelgo tizio e mi ritrovo caio, che semmai non stimo e che mai e poi mai vorrei come mio rappresentante, perché lo conosco, so come la pensa, ci ho avuto una brutta esperienza e ho maturato la convinzione che non sia una bella persona. Ebbene se voglio illudermi di dare una mano alla persona che stimo, eleggo chi non avrei mai scelto.

Quindi con l’esca della persona per bene devo votare chi ritengo non sia una persona per bene, magari e probabilmente azzeccandoci in pieno.

Altro esempio. Voto la tal lista che consentirà che tizio ne attui il programma. Bene. Passa qualche mese e quella persona decide di attuare un altro programma, di un altro partito che mai e poi mai avrei scelto, non condividendone le proposte.

Ancora, ove mai non bastasse: il partito ipsilon mi promette meno tasse, un ospedale, bollette meno care e un lavoro per mio figlio. Poi, una volta al governo, si accorgono che le tasse non si possono abbassare, che l’ospedale non verrà mai aperto, che il costo delle bollette dipende dal mercato internazionale, che quindi pur volendo ecc. ecc. e che i disoccupati aumentano. Ecco, questo accade da circa una trentina d’anni e passa, dal giorno dopo, cioè, che la Democrazia Cristiana terminò la sua opera di distribuzione delle molliche più o meno a tutti.

Ora quelle stesse persone, figlie degli stessi schieramenti politici che hanno sempre governato, pur cambiando periodicamente nome e stemma, mi ripromettono le stesse cose, con gli interessi e la rivalutazione maturate nel tempo, sapendo, perché lo sanno, che fra qualche mese molte famiglie accenderanno le candele e metteranno un maglione in più anche per dormire.

E io cosa dovrei fare? Scegliere su un catalogo di cineserie politiche una persona o un partito e fidarmi? Ancora? Ma davvero pensate che sia così stupido?

Sì, lo so che il voto è un diritto. Bene non voglio esercitarlo.

Sì, lo so, che non votando non smuovo niente e le cose non cambieranno. Ma so anche che votando è lo stesso, che il voto è una farsa e che per sistema non deve intendersi quello del centro destra o del centro sinistra, ma deve intendersi un sistema che a turno mette l’uno o l’altro a comandare e quello che avanza a mangiare gli scarti, con uguali incapacità, voracità, famelicità, bramosia, avidità, egoismo, mancanza di cultura civica e sudditanza a chi comanda davvero, fosse una banca, un uomo, una rete, un gruppo, uno Stato.

Allora il non voto non diventa indifferenza, superficialità, abdicazione cieca, no, tutt’altro, significa dignità, senso civico, ferma opposizione, rifiuto dell’ipocrisia, dell’ignoranza e dell’incompetenza e del servilismo.

Significa tutto questo, per niente, e da decenni, rappresentato in parlamento, dove si rappresentano i bassi istinti e i bassissimi affari.

Significa creare un’opinione diversa, con metodi diversi, con una base diversa.

Le sue declinazioni possono essere le più svariate.

Per esempio la creazione di un comitato “non pagate le bollette”, un altro di paghiamo metà delle tasse che ci impongono. Un terzo “voglio fare causa e voglio una giustizia giusta e veloce e non pago il contributo unificato fin quando non lo sarà” e tanto altro ancora. Tutte iniziative che non sono praticabili da chi sostiene questo sistema, anche soltanto andando a votare.

Una rivoluzione non violenta che un 30, o 40, se non 50 per cento di astenuti può fare da domani, con le mani libere e senza dover dire grazie all’onorevole di turno.

Una proposta indecente, un’altra, per chi segue questa rubrica:

nei talk show il politico, o esperto di turno, prima di parlare di povertà, bollette, crisi economica, deve dichiarare al microfono quanto guadagna, quali privilegi ha e solo dopo può parlare. Se si facesse così, tanta boria, tanta falsa solidarietà, fratellanza e comprensione scomparirebbero liberando il palcoscenico dai figuranti del potere.

“Bisogna mettere un tetto al costo del gas!”

“Bene, Lei quanto guadagna?”

“Ehm, dai venti ai trentamila euro!”

“Bene, continui”.

“No vabbè, ecco, suvvia, che c’entra quanto guadagno… insomma …. …. …. Ma così non vale!”

Esatto così non vale.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
Articoli: 210

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.