Cosa c’è che non va nel centro destra lucano?

La prima cosa che salta all’occhio è un dilettantismo sfacciato: chi esercita il potere lo deve fare sempre allargando la squadra, qualificandola, insomma irrobustendo l’esercito. Il Basilicata, invece, finora si è pescato o fra i fuori regione del presidente o fra le file dei partiti. Chi finora aveva fatto, come si dice, politica, cioè vita di partito, è balzato alla guida di enti di ogni genere e specie. Non è riuscito a fare il consigliere o il deputato? Aspetta che ti cerco una importante occupazione. Il tutto secondo l’applicazione non del cosiddetto metodo Cencelli, ma secondo quello che si è dato e che si presume avanzare. Del tipo, un assessore prestatosi al ruolo per una manciata di ore va retribuito adeguatamente, per esempio.

Il politico che si offre come tecnico e viene celebrato come tale una volta incoppolato.

Che io ricordi, le ultime scelte di Pittella furono tecnici che tutto erano meno che uomini di partito.

Onore postumo al merito.

Chi ama fare politica, questa dovrebbe fare, non essere buono per qualsiasi stipendio, col rischio di fare e far fare brutta figura. Certo, magari poi è un campione, sì, ok, ma il metodo fa piangere.

La seconda cosa che salta agli occhi è una faccia tosta che ha dell’incredibile: dopo aver gridato per decenni allo scandalo, con riferimento ai metodi del PD, e i social ne sono tristi testimoni, ora si tenta, riuscendovi brillantemente, di fare peggio; ma con fare spocchioso e arrogante, senza curarsi minimamente che si ottengano risultati positivi o almeno sufficienti.

La terza cosa che salta agli occhi è una sorta di ottusità, di ubriacatura da potere, di estasi da poltrona, che impediscono di guardare oltre il naso, oltre l’incarico, oltre l’oggi. In un paio di anni di potere sono stati bruciati decenni di richiami all’onestà, alla trasparenza, alla lungimiranza, al merito. Certo, era facile declamare dai banchi dell’opposizione; ma l’avidità ha corrotto anche gli spiriti che si manifestavano come i più puri, un arrogante “ora comandiamo noi” ben traducibile con un più prosaico “ora mangiamo noi”, si spande per l’aria corrompendo ogni illusione di buona politica. Insomma, non esiste opposizione che, una volta al potere, riesca a mantenere le promesse di probità e trasparenza elargite per anni.

Poi dicono che la gente non va più a votare. Perbacco, ma se davvero, e qui ci sta benissimo, uno vale uno o vale l’altro, ovvero cambiando i personaggi il risultato non cambia, quali speranze di un futuro migliore si può coltivare?

Ora continuerà la migrazione a destra, cioè si perpetuerà la sudditanza lucana che da Colombo, passò ai centro-sinistri e ora passa ai centro-destri, secondo una migrazione penosa di un popolo col cappello sempre in mano.

Un rigurgito di cittadinanza è di là da venire; sembra che in molti non sappiano neanche cosa significhi cittadinanza.

Vabbè. Fesso solo chi ci ha creduto, anche se solo per un momento. Non sono buoni, né a sinistra e né a destra. Non sono buoni questi politici, avanzi avariati di una politica più seria di qualche generazione fa.

Rassegnarsi? E’ una valida opzione.

Fregarsene? Può essere utile.

Combatterli? No, se si tratta di fare i Donchisciotte.

Parlarne? Per quello che può servire.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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