Come riconoscere i sintomi di un ictus

di dr Marco Stramba-Badiale, dir. Dip. Geriatrico-Cardiovascolare (Milano)

Non esistono sintomi premonitori ma, piuttosto, sintomi che ci suggeriscono la possibilità che si stia già verificando un attacco ischemico transitorio, che dura meno di 24 ore, o un vero e proprio ictus. È fondamentale riconoscerli per intervenire precocemente, limitando i possibili danni permanenti.
I sintomi da non sottovalutare che possono far sospettare un ictus, sia emorragico sia ischemico, sono:

  • riduzione della forza a un braccio o a una gamba;
  • difficoltà nel linguaggio;
  • forte mal di testa;
  • deviazione della rima buccale (la bocca “storta”);
  • difficoltà a vedere.

Alla comparsa di questi sintomi è fondamentale non temporeggiare: bisogna recarsi immediatamente al Pronto Soccorso. La possibilità di intervenire, infatti, c’è, ma più passa il tempo dalla comparsa dei sintomi, meno chance di successo ci sono. Nel caso di ictus ischemico si può effettuare trombolisi: si inietta endovena una sostanza in grado di sciogliere il trombo dei vasi cerebrali. Nel caso in cui non fosse sufficiente si procede con una trombectomia, ovvero asportazione endovascolare del trombo del vaso.

Dopo tre ore dalla comparsa dei sintomi l’efficacia di questi interventi si riduce, e dopo quattro ore e mezzo l’intervento risulterebbe troppo rischioso, rispetto ai ridotti benefici, per cui non viene praticato. Nel caso di ictus emorragico, invece, si cerca di prevenire i danni dati dall’emorragia evacuando il sangue, ad esempio attraverso una craniotomia, procedura chirurgica che consente l’accesso all’interno del cranio.

Tutte queste operazioni che possono salvare da danni irreversibili e disabilità permanenti, purtroppo, si effettuano raramente a causa del ritardo con cui le persone si presentano al Pronto Soccorso, soprattutto donne anziane che spesso vivono da sole. Per prevenire l’insorgenza di ictus bisogna tenere sotto controllo i fattori di rischio modificabili.
I più importanti sono:

  • ipertensione arteriosa sia per gli ictus emorragici sia ischemici. È importante misurare la pressione arteriosa: se è elevata va modificato lo stile di vita praticando attività fisica e sostenendo una dieta povera di sale. Nel caso in cui un corretto e sano stile di vita non sia sufficiente per controllarla, bisogna intervenire farmacologicamente. Sotto i 140/90 mmHg, o meglio ancora sotto i 130/80 mmHg, il rischio di ictus si riduce molto;
  • fumo, importante fattore di rischio per ictus ischemico: bisognerebbe cercare di ridurlo fino alla totale sospensione;
  • diabete: se compare alterazione della glicemia, il controllo della patologia riduce il rischio di ictus ipercolesterolemia: va seguita una dieta povera di grassi animali che, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente a portare il colesterolo a valori normali. In questo caso si interviene farmacologicamente con le statine;
  • la fibrillazione atriale, aritmia frequente nei pazienti over 70, soprattutto quelli con ipertensione arteriosa, aumenta il rischio di ictus ischemico. Favorisce, infatti, la formazione cardiaca di trombi che danno origine a emboli. Sentire che il polso non sia irregolare è importante per escludere fibrillazione atriale. Terapia anticoagulante è utile per controllarla diminuendo così il rischio di eventi cerebrovascolari.
    Per prevenire un ictus e altre patologie cardiovascolari come l’infarto del miocardio, è bene adottare uno stile di vita corretto fin da giovani: evitare il fumo, praticare attività fisica e consumare una dieta povera di grassi animali, ricca di ortaggi, pesce e carni bianche come pollo e tacchino. Importante è anche tenere sotto controllo il peso, riducendo così la possibilità di sviluppare fattori di rischio predisponenti l’insorgenza di ictus.
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