«Cercasi cura per l’Irccs Crob di Rionero in V. (PZ)»

di Carmela Carlucci, consigliera regionale dell’M5s Basilicata

Cura: è questa la parola attorno a cui dovrebbe essere concepita e costruita una struttura ospedaliera. Vieppiù se questa struttura coincide con il centro di riferimento oncologico di Basilicata, nonché con l’unico istituto di ricovero e cura a carattere scientifico lucano.

Ricerca e cura dovrebbero, quindi, costituire i due pilastri su cui incardinare l’attività del CROB. A giudicare, tuttavia, dal dispiegarsi degli ultimi eventi, ricerca e cura sembrano collocarsi in coda agli interessi puramente aziendalistici e amministrativi della struttura.

Si sa, la sanità lucana rappresenta, ormai da decenni, un nervo scoperto per la nostra regione: una materia delicata cucita, ahimè, a filo doppio con la politica. Da questo peccato originale  − che vincola, appunto, la sanità alla gestione politica di turno − discendono una serie di distorsioni che bruciano, naturalmente, sulla pelle dei poveri pazienti lucani, anche per questo costretti a faticose migrazioni sanitarie.

L’IRCCS CROB di Rionero, attualmente, costituisce la rappresentazione plastica di questa “strana” commistione tra politica e sanità. Ad oggi, infatti, è singolare notare come tra le tra figure apicali della struttura − direttore amministrativo, direttore sanitario e direttore  scientifico − l’unica saldamente in piedi sia quella del direttore amministrativo, a sua volta supportato da due capi-dipartimento: uno per il dipartimento amministrativo e l’altro per il dipartimento sanitario.

Se, da un lato, resistono e si moltiplicano le figure di amministrazione, dall’altro, si perdono e non si tutelano adeguatamente i profili sanitari e scientifici: un paradosso evidente, una marchiana deriva di tipo aziendalistico per quello che dovrebbe essere un istituto, anzi l’Istituto per antonomasia, di cura e di ricerca della Basilicata.

Una “inclinazione”, quella che tende a privilegiare i profili amministrativi rispetto al personale sanitario e di ricerca, che troverebbe conferma anche in una delibera approvata a fine agosto da un consiglio d’amministrazione (CdA) convocato in tutta “urgenza”. La delibera in questione prevederebbe la possibilità di scatti di carriera esclusivamente per il personale amministrativo e non per quello sanitario! 

Una delibera che, tra l’altro, si rifarebbe a un regolamento obsoleto, in quanto non conforme al nuovo Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro, che proprio quel CdA avrebbe dovuto aggiornare. Per ottenere chiarimenti in merito, ho presentato formale interrogazione.

Mi chiedo, a questo punto, in un istituto di cura e di ricerca, privo di direttore sanitario e di direttore scientifico, con il personale sanitario in affanno e il personale di ricerca precario, la priorità può davvero essere quella di garantire gli scatti di carriera unicamente al personale amministrativo (per di più rifacendosi a un regolamento superato) o di doppiare i profili dirigenziale amministrativi e i loro stipendi?
Non è accettabile che il personale sanitario e di ricerca del CROB sia sempre il più bistrattato e sacrificato. Personale che, di questa struttura, dovrebbe essere la punta di diamante. Se c’è qualcosa che la politica può e deve fare è tutelare il personale di cura e ricerca come l’oro più prezioso della nostra Basilicata. La maggioranza regionale di centrodestra − e non solo, purtroppo, “Sanitopoli” insegna − anziché garantire il diritto alla cura dei lucani sembra tutta protesa a garantire il diritto di sopravvivenza a sé stessa.

Ancora una volta, sono costretta a chiedere rispetto per l’IRCSS CROB di Rionero e per tutte le lucane e i lucani che delle sue cure hanno o potrebbero avere bisogno.

La nostra mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni, finché non sarà restituita dignità all’unico polo oncologico di cura e ricerca di Basilicata.

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