«Censis descrive ora una società “senza”: territori senza coesione sociale»

di Giancarlo Vainieri, Presidente del Cssel-Uil

Tre anni, quattro crisi profonde: la pandemia che sembrava alle spalle, l’impennata del costo della vita, la guerra in Europa, i costi dei servizi energetici. Di qui l’interrogativo «dove siamo?» che riporta al centro della coscienza sociale l’indispensabile sforzo per uno sguardo a largo raggio, contro ogni ipotesi di soluzione a breve.

Il Rapporto Censis in modo immaginifico descrive   una specie di ‘tempo di  latenza’ della società italiana di questi anni.

Il Paese ‘non regredisce grazie allo sforzo individuale, ma non matura’. Vive in una sorta di latenza di risposta, in attesa che i segnali dei suoi sensori economici e sociali siano tradotti in una nuova  mappatura dei bisogni. C’è il rischio che il prolungamento della fase latente della vita sociale si traduca in rinuncia, mentre occorrre liberare una nuova energia e tensione per  trasformare l’assetto sistemico e civile della società. Una sorta di ‘avvolgimento a spirale su se stessa della struttura sociale che attesta tutti a traguardi brevi’.

Le quattro prorompenti crisi hanno aggiunto alle criticità strutturali dello sviluppo italiano una diffusa paura e percezione di non farcela. Una paura straniante di essere esposti a rischi globali incontrollabili. Da questo quadro profondamente mutato emerge una rinnovata domanda di prospettive di benessere e si levano autentiche istanze di equità che ‘non sono più liquidabili semplicisticamente come «populiste» ‘.E’ vero infatti che c’è un filo rosso nelle ricette per fronteggiare la crisi che attraversa le forze politiche e sociali diverse. E piu che segnalare’ fiammate conflittuali, intense mobilitazioni collettive’ si manifesta invece una’ ritrazione silenziosa dei cittadini perduti della Repubblica’.Come testimonia   il primo partito  dei non votanti.

‘Per porzioni crescenti dei ceti popolari e della classe media il tradizionale intreccio lineare «lavoro-benessere economico-democrazia» non funziona più’. Su questa sedimento matura una immagine di ‘malinconia sociale’ un intristirsi per la mancanza dei meccanismi proiettivi tipici di una rampante società dei consumi, che in passato spingevano le persone a processi di miglioramento.e di modernita. Sono modalita che hanno perso drammaticamente presa e capacità di orientare i comportamenti collettivi. 

Censis descrive ora una società «senza»: territori senza coesione sociale. La mappa delle nuove fragilità sociali contempla innanzitutto le famiglie che vivono in condizione di povertà assoluta insieme ai tratti di una scuola  e Università ‘senza studenti’ su cui si abbatte anche l’inverno demografico e le ritorsioni sociali del Mezzogiorno con dati allarmanti per numero di diplomati e ,laureati e dispersione scolastica .Oltre che per il 32% di Neet.

Da dove ripartire ? Da un grande progetto di cambiamento ad iniziare dalle criticità elencate nel brillante Rapporto Censis come illustrato da Giorgio De Rita e Massimiliano Valeri esponenti del Censis legato da una storica attenzione alla Basilicata e vicino al sindacato lucano e nazionale. Bisogna invertire i fenomeni involutivi cosi riassunti: ‘..che l’Italia non cresce abbastanza o non cresce affatto; che la macchina amministrativa pubblica non riesce a  trainare la ripresa; che la ricerca è intrappolata nella morsa di una scarsa qualità delle strutture e della programmazione pubblica; che l’esercizio della giustizia presenta disparità territoriali intollerabili; che la vivace e positiva dinamica manifatturiera è stretta da una endemica fragilità logistica; che il ritardo dei servizi avanzati ricade anche sull’economia dei servizi tradizionali’. 

intervento
intervento
Articoli: 592