C’è Vangelo e vangelo

Per un popolo di cattolici, quale è quello italiano, avendo anche la sinistra, ufficialmente, dichiarato la sua fede ormai da quando ha cominciato a governare, è rimarchevole come si sia lontani, tutti, abissalmente, dai principi del Vangelo.

La naturale avversione di Gesù per i potenti, i ricchi, o per lo meno la sua indifferenza, è l’esatto contrario della tendenza media italiana, sempre caratterizzata da una spontanea propensione alla posizione felicemente prona davanti a chi comanda o a chi è potente.

D’altro canto l’amore smisurato che Gesù nutriva per i disgraziati, poveri, malati e carcerati, benchè peccatori, è un sentimento che l’italiano medio, se mai ha nutrito, ha abbandonato in maniera anche spudorata.

Di conseguenza o per complemento l’italiano medio ha una naturale e ipocrita propensione all’imbroglio, vuoi che si tratti di saltare la fila, vuoi che si tratti di vincere, senza meritarlo, un concorso, vuoi che si tratti di ottenere un esame prima degli altri cazzi qualunque, vuoi che si tratti di vedersi promuovere a scuola il figlio asino.

Il mors tua vita mea è un principio ben metabolizzato a tutti i livelli, manca solo che lo si ufficializzi in Costituzione, cosa che non avviene esclusivamente per il blocco psicologico provocato da una ipocrisia professionale che, con onestà intellettuale, viene esercitata in maniera davvero eccellente.

Un esempio di declinazione, tutta italiana, dei principi cristiani esercitati dal popolo italiano è quello della solidarietà per i migranti: ben vengano, basta che sia un affare per qualcuno. Quella che viene venduta è la solidarietà, quello che viene taciuto ma coltivato effettivamente è l’interesse economico.

L’italiano medio è spontaneamente portato a storcere il muso davanti a un migrante, da proteggere solo a parole e da aiutare soltanto se lontano dalla casa propria e dal proprio giro quotidiano. Difficile trovare un italiano che offra il caffè a un migrante sedendo con lui al bar, amabilmente impegnati in una discussione, per esempio.

Ciononostante, continuiamo ad andare settimanalmente a messa, a professarci cattolici, a confessarci e a prendere la comunione. In TV la domenica trasmettono la cerimonia della Messa e, quando parla il Papa, non perdiamo occasione per dirci d’accordo, anche se dovesse trovarsi a dire la più grande banalità del giorno.

La politica è lo specchio di questa torbida italianità, che coniuga mazzette e raccomandazioni senza ormai neanche avere il bisogno di confessarlo al sacerdote prima della comunione, tanto è ormai connaturato e acquisito come prassi, che, vivaddio, è un mezzo diritto.

Ma avverto un cambiamento. Secondo me, e lo dico nel mio piccolo, si tornerà, a sinistra, a un conclamato ateismo, del quale oggi ci si vergogna un po’ arrivando a nasconderlo, visto che non governano più, e non c’è più bisogno di raccogliere consenso anche fra i bigotti. Del resto e che ci vuole? Come sono diventati cattolici, torneranno a sentirsi atei, proveranno a ricostruire un’immagine di apparente diversità e/o modernità, in un eterno carnevale dello spirito, nel quale mascherarsi è doveroso. Colmare la distanza che esiste fra l’essere e l’apparire è di là da venire, come dire che continuare a prenderci per culo è il nostro vangelo.

Per dire, of course.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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