Ce la siamo voluta

Un dato incontrovertibile è che l’Italia odierna è forse la più corrotta, scorretta e ingiusta che ci sia stata nell’era repubblicana. Ma l’abbiamo costruita pezzo per pezzo così proprio noi. Giorno per giorno, in un crescendo che non ha trovato ostacoli. Ogni istituzione che funzionava è stata demolita, parallelamente abbiamo stimolato la desertificazione di valori da perseguire individualmente, figuriamoci come società.

Il miglior Alberto Sordi ci ha raccontato, con la commedia italiana, quanto fossimo portati per la mazzetta fin dai primi anni sessanta. Siamo arrivati a criticare, anche con una certa insolenza, insegnanti che si comportavano severamente coi nostri figli a scuola. Abbiamo cercato una scorciatoia ogni qualvolta si doveva fare una selezione o soltanto la fila. Abbiamo insegnato ai nostri figli il disimpegno scolastico, siccome quello politico, poco per volta. Fino ai primi anni ottanta i giovani erano impegnati politicamente, avevano un’idea di società, credevano in qualcosa. Poi il nulla. Oggi al più un giovane che vuole far politica porta una borsa.

Abbiamo depotenziato la protesta, incanalato la polemica, arruolato l’intelligenza, tolta la sicura all’ignoranza.

Abbiamo inventato l’atteggiamento più ipocrita che esista, il politicamente corretto. Abbiamo maciullato la buona educazione, impedito le relazioni sociali serie, favorendo quelle da stadio.

Siamo il Paese che legge di meno, che guarda di più la TV spazzatura. Se solo ci riuscisse, e qualche volta pure ci riesce, compreremmo una sentenza o commissioneremmo un’indagine. Facciamo un uso torbido della stampa, delle notizie. Abbiamo sviluppato un’ipocrisia avveniristica. Puntiamo il dito contro l’avversario, trucchiamo i concorsi e portiamo ammirazione per imbonitori e imbroglioni.

Abbiamo costruito case illecitamente in maniera spropositata, strafregandocene dell’habitat, dei divieti, in attesa di un condono che puntualmente ci concedevamo. Ci siamo soffocati con le tasse che in molti non pagano, non funzionano ospedali, trasporti. Non abbiamo difeso il territorio, abbiamo deriso chi rispetta la legge e titolata per fessa una persona onesta.

Abbiamo violato regolamenti, deriso le forze dell’Ordine, salvo cantarne le lodi nei discorsi pubblici, mandato in galera innocenti e messo in prima pagina il presunto reo, godendo della sventura altrui.

Conviviamo pacificamente e senza problemi con la malavita organizzata, avendola metabolizzata e anche per certi versi mitizzata.

Abbiamo fatto tanto altro di cui non andare fieri.

Quindi questa Italia corrotta, superficiale, cialtrona e arruffona, serva coi forti e vigliaccamente forte coi deboli, è il risultato di un duro e lungo lavoro, svolto pressocchè da tutti e per decenni.

Quindi oggi non cambieremo nulla. Perché è la struttura Italia che è marcia e per rifarne una nuova, a cominciare oggi, ci vorrebbero tre o quattro generazioni, se tutto andasse bene, cosa, peraltro, impossibile, perché l’Italia è in mano alla peggior classe dirigente immaginabile.

Non si offendano gli onesti, i preparati e le persone serie, sono talmente poche da sfiorare l’irrilevanza. Piuttosto facciamocene una ragione. Tolto lo spesso velo di ipocrisia ammettiamo la verità, accettiamoci, non fingiamo di essere diversi e forse questo sarà il primo seme buono dopo decenni.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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