Ancora disquisizioni sulla cottura della pasta… non se ne può più!

Il più delle volte quando si parla di un problema ci si affida con piaggeria al semplice eloquio per far mostra della propria autorevolezza ignorando al tempo stesso senza accorgersene ciò di cui si parla. Tutti noi, come popolo italiano, si sa di fronte a un bel piatto di spaghetti (famosa la scena del nostro Albertone nazionale) o quant’altro della acclarata e millenaria fama di mangiamaccheroni non ci tiriamo indietro.

Oggi, invece, nella crisi energetica impellente, dato che siamo costretti giocoforza a metterci comunque a tavola anche in quest’atto dobbiamo essere parchi nel consumo della pasta non certo dal lato quantitativo ma da come la cuociamo, innescando così una stucchevole querelle su come farlo a risparmio energetico. La scienza sappiamo tutti è sovrana nella sua oggettività ma molte volte viene adoperata per giustificare tutto e il suo contrario e inevitabilmente causa la discesa in campo degli esperti che danno però l’idea di scoprire l’uovo di Colombo e di perdere il senso della misura. Ci mancava solo la solenne benedizione di un premio Nobel, inoppugnabile dal punto scientifico, ma inopportuna nella sua sostanza come fatto di costume tanto da sollevare l’indignazione degli chef a più stelle (per non parlare di quelle famose Michelin che hanno ben altra storia e assicurano tutto fuor che la qualità).

Nessuno mette in dubbio le spiegazioni  scientifiche  su  come  avvenga  la  cottura  della  pasta ben delineate da Dario Bressanini nel suo blog Scienza in cucina già da tempo, occorre però considerare il gusto e le implicazioni neuronali susseguenti anche a scapito di quel grado in più nel consumo energetico. La pasta è un prodotto industriale ante litteram così come il vino, il pane e altri cibi e se rispettiamo l’impostazione scientifica del nostro disquisire vanno considerati tutti i passaggi che la filiera produttiva comporta per poter dare un giudizio esaustivo sul prodotto che noi assaporiamo a tavola, sia essa domestica che di un ristorante. Si ha la forte impressione che si discuta se sia nato prima l’uovo o la gallina e bisogna dire che non esiste nulla di più ascientifico e assurdo di una siffatta affermazione, senza scomodare la biologia!

Per ritornare al concetto di partenza non esiste proporzione alcuna, e sappiamo bene l’importanza di tale concetto scientifico, tra il risparmio di qualche grado di temperatura nella cottura della pasta così come di un qualsiasi altro alimento rispetto allo spreco di energia che la società consumistica attuale ci costringe a fare e che una certa scienza ignora spudoratamente. Tutto si riconduce alla mistificazione del concetto di energia, una parola che viene di continuo imbellettata con gli aggettivi più impensabili, che a rigor di logica rasentano la pazzia! Dove si nascondono le tante voci autorevoli in proposito? E per restare in tema dobbiamo ancora accontentarci del meglio un uovo oggi che una gallina domani che forse è più vicino a un linguaggio scientifico?

Michele Vista
Michele Vista
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