Absit iniuria verbo. Tik tok o l’odierna Babilonia

di Massimo D’Aleppo

La cultura è la conoscenza che s’acquisisce attraverso percorsi di vario genere intimamente connessi alla nostra esperienza di vita nel suo svolgersi quotidiano. Formazione e conoscenza devono procedere di pari passo, vale il famoso adagio che definisce la cultura come ciò che rimane dopo aver dimenticato quanto si è appreso!

Oggi sembra che avvenga il contrario, le gente comune, in particolare il mondo dei giovani, il cosiddetto futuro, sono portati al guinzaglio mediatico da influencer termime abusato in toto, anche da figure di rilievo istituzionale in ogni campo, ma che tacitamente tutti accettano.

Assistiamo a una ben delineata strategia di controllo sociale che mira ad annullare non solo il senso comune o buon senso di cui ci avrebbe dotato madre natura, e quel che è ancora più preoccupante, anche il senso critico di fronte a quel che accade o che ci propinano proprio queste figure: i veri virus infettanti di cui si conosce tanto ma non si fa, ad arte, niente per neutralizzarli.

Prevale la cultura che potrebbe metaforicamente definirsi degli assorbenti o meglio della carta igienica di lombrosiana memoria! In questa Babilonia di trovate mediatiche di paternità sconosciute, siano esse cinesi o no, ma che anche il volgo adopera in maniera sconsiderata, visti i mala tempora del momento anche politico che viviamo, vuoi vedere che spunta un’altra testa pensante, si fa per dire, che voglia farci un tampone culturale e sottolineo culturale e non colturale?

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