Absit iniuria verbo. La problematica esistenziale della sinistra

di Massimo D’Aleppo

La lottizzazione selvaggia di un servizio d’informazione che si definisce pubblico attraverso le reti televisive è ed è sempre stata la prerogativa della classe politica al potere, stando ad alcune trasmissioni cult che da poco hanno ripreso la programmazione.

Ritornano sulla scena opinionisti d’occasione invitati da rinomati presentatori dal cursus honorum saturo di gratificazioni epocali: dalla famosa telefonata di una figura innalzata da poco alla santificazione, all’invito recente in trasmissione di una personalità di notevole richiamo spirituale.

Ci troviamo così di fronte a conduttori che forti del loro percorso manipolano a piacimento il servizio televisivo, sorvolando con estrema disinvoltura su tutto quanto accade e figuriamoci se si lasciano sfuggire la situazione politica uscita dal recente responso elettorale vista la debacle di alcuni schieramenti che sembra chiaramente soffrano di una complessità marcatamente esistenziale.

Un altrettanto celebre opinionista si augura, qualora fosse possibile, essendo sempre stato di sinistra rinascere con convinzioni di destra per concludere poi con l’invito, citando la responsabilità a cui dichiara d’attenersi la vincitrice, a non ritrovarsi poi anche lei a sinistra. Non se ne capisce il senso a essere onesti, vista l’irresponsabilità di schieramenti proprio della sinistra italiana che con il loro macchinario di burocrati disposti a tutto pur di gestire il potere hanno perso il contatto proprio con la loro base elettorale, e non da poco tempo, impedendo una sana dialettica, cullandosi nel mito del migliore e favorendo la diaspora organica della vera sinistra che ha determinato la situazione attuale.

Ci si è cullati su personaggi dominati solo dall’ambizione, dall’apparenza se non addirittura dall’immagine e all’insegna di un anti… piazzista (definizione di montanelliana memoria) sceso in campo paludandosi da statista e prima ancora alleandosi con dei famosi radical chic della Roma bene, perdendosi nei simboli di svariate specie botaniche. È allora di estrema evidenza la crisi esistenziale cui si va incontro e speriamo bene!

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