Absit iniuria verbo. La maldicenza tra “serio e faceto”

Attualmente nel momento in cui la politica, una certa politica, è costretta ad aggrapparsi alle passate ideologie o alle fantasiose maldicenze contro gli avversari, per impostare la propria campagna elettorale, dimostra la totale carenza di idee e di iniziative per proporsi alla conduzione del Paese e che ha raggiunto il massimo del picco della imbecillità della “moderna” politica. Purtroppo credo sia difficile, anche in futuro, che si possa concretizzare una visione globale e obiettiva che giustifichi la necessità della costituzione di un partito o un’associazione politica.

L’essere umano (il popolo e non altro) sembra essere condannato a giudicare i comportamenti delle “organizzazioni”, che si interessano di politica, e distinguere i buoni dai cattivi, chi si “adopera” a  titolo privato o a titolo pubblico. La “politica” si è talmente allontanata dalla realtà popolare che l’”individuo” non riesce più a parlare con essa e di conseguenza a farle conoscere le proprie esigenze e le proprie istanze. Allora analizziamo anche quella che è la fase più comune e allo stesso tempo più intima in cui vivono le persone. Non è facile un’analisi del genere perché si dovrebbe, o meglio tutti dovrebbero, fare un’auto critica e chiedersi: «Ma io a quale bugia ho dato maggiore ascolto?», Ho veramente creduto a tutto ciò che mi hanno detto?». Oppure: «Ho semplicemente messo la testa sotto la sabbia?».

Comunque tutte queste domande intristiscono i più, ma sono anche uno  stimolo per satirici e umoristici che hanno usato le bugie come il pungolo per irridere e deridere questi bugiardi, pur sapendo che è difficilissimo che “Pinocchio” diventi “umano”, e si ravvedano dal mentire.

Bene fecero Foscolo, Carducci, Montanelli e anche Napoleone (eccelso condottiero politico-militare) che insieme a molti altri, nel corso della storia, hanno piegato al loro sarcasmo i più famosi personaggi con i loro “difetti morali” o con le loro “inutilità sociali”.

«Fu genio onnipotente,

fece tremar il mondo;

ora è sparito in fondo

nell’abisso del Niente.

Ed è morto di male,

è morto tale e quale

come muore un ciociaro,

un papa e un pifferaio».

Anche se essi stessi, il più delle volte, cadevano sotto il giogo del sarcasmo come avvenne per Napoleone a opera di un anonimo che di lui scrisse, sotto forma di necrologio:

Ma a proposito dell’irridere fa scuola il necrologio con cui il Montanelli sottopose, ai suoi strali satirici, Alberto Moravia ritenendo ameni i contenuti delle sue opere, scrivendo:

«Qui giace

il più rappresentativo  

di tutti i personaggi di Moravia:

Alberto».   

Poiché l’umorismo, specie nei riguardi della politica, è severissimo la tentazione di sopprimerlo è grande e quindi il politico deve ingoiare il “rospo” facendo “bel viso e cattivo sangue”.

Così malignità e bonomia, nel cesto della sincerità, continueranno ad ammassarsi sempre più; onta e vergogne che ai semplici susciteranno sempre tanta ilarità con la certezza che mai sarà applicata la sacertà per l’infrazione anche quando si riferisce o avviene in luoghi sacri.

Rude Clava
Rude Clava
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