“Confessioni di un italiano”, il romanzo storico di Ippolito Nievo

Il Nievo morì appena trentenne nel naufragio della nave che dalla Sici­lia lo stava portando a Napoli. Ha lasciato novelli, poesie, tragedie e roman­zi. La sua opera principale è “Le confessioni di un italiano”, pubblicata qualche anno dopo la sua morte con il titolo “Le confessioni di un ottuagenario”.
La su a vita è tutta dedicata agli ideali della Patria per i quali com­battè fin da giovane, prima al seguito di Mazzini e poi di Garibaldi.
Due suoi romanzi storici sono chiaramente ispirati ai Promessi Sposi e sono “Angelo di bontà” e “Il conte pecoraio”. Le raccolte di poesie “Lucciole” e “Amori garibaldini” sono limpidi e commossi versi. Gli a­mori garibaldini furono ispirati alla campagna del ’59.
Le confessioni restano comunque il capolavoro del Nievo. Al roman­zo, di ispirazione medievale era subentrata la tendenza al romanzo di i­spirazione contemporanea, che offriva la possibilità di trattare argomenti più vivi e più efficaci, perché più vicini nel tempo. II romanzo scritto in pochi mesi, in parte è autobiografico, in parte frutto della fervida inven­zione dell’autore. II protagonista è Carlo Altoviti che in prima persona racconta la propria vita e così con le vicende del protagonista vediamo scorrere i fatti e gli avvenimenti che vanno dalla fine del Settecento fin verso la prima metà dell’Ottocento.
Viene rievocata l’epoca del trattato di Campoformio con la caduta di Venezia e poi vengono visti i moti del ’21, le rivolte del ’48 e del ’49, fino ad arrivare agli avvenimenti del 1859. Il personaggio più riuscito è quello della Pisana, l’amante dell’Altoviti, per la sua complessità e contradditto­rietà risulta moderno e interessante. Per molti starebbe a impersonare la giovinezza con i suoi impeti e le sue aspirazioni, con i suoi sogni fantastici, con le sue illusioni. Nella prima parte del romanzo domina il ricordo nostalgico dell’infanzia, con la sua malinconia per un mondo ormai perduto. L’autore si sofferma a descrivere con amore l’ambiente in cui ha vissuto i primi anni della sua vita e i personaggi che lo hanno popolato, personaggi che facevano parte della società feudale e appartenenti al Settecento veneziano. Contrapposte a queste figure stagnanti c’è l’ansia tutta giovanile del protagonista e dell’ancor adolescente Pisana. Con l’ambiente tetro e decadente del castello di Fratta contrasta la palpitante ariosità della verde compagna, dove il protagonista scopre le prime sensazioni a contatto con la natura. L’autore dipinge con nostalgia la sua terra, il suo mondo, ne vede i difetti con occhio affettuoso, adesso che il ricordo trasforma in tenerezza anche l’impressione critica di un tempo. Nella seconda parte il filo conduttore è sempre la nostalgia per la giovinezza, ma la visione si allarga fino a comprendere tutta la situazione politica e sociale dell’Italia.
Gli avvenimenti storici sfilano davanti ai nostri occhi, ma l’ispirazio­ne non è più quella fantastica e lascia piuttosto spazio alla riflessione. L’autore vede una nuova Italia che sta nascendo, una nuova coscienza so­ciale e la storia sopravanza la fantasia e la narrazione.
La critica concorde riconosce che la rievocazione degli anni giovanili supera in emotività la seconda parte del racconto ricca d’eventi storici. Riconosce che nella prima parte il Nievo ha lasciato libero sfogo alla sua fantasia, alla sua ispirazione, mentre nella seconda ha seguito il suo intento di darci un romanzo nazionale in cui fossero racchiusi determinati ideali morali e politici. Egli come ha detto il Croce, “scrutava i propri sentimenti, saggiava le idee opposte, si sforzava di dominare quelli e comporre queste in unità non solamente per comunicare agli altri la conclusione cui era giunto a rischiarare le menti e confortare gli animi, ma per disciplinarli all’azione e promuovere direttamente nel campo dei fatti l’elevamento della società umana”.
Bisogna ora sottolineare un altro aspetto delle Confessioni: la figura della Pisana che è, il personaggio più riuscito dal punto di vista psicologi­co. Impersona una interpretazione tipicamente romantica della pas­sione. Il suo grande amore, che viene rinnovato e rinforzato dalle vicende della vita, fino a costringerla a chiedere la carità ai passanti per assistere Carlino cieco, è qualcosa che mancava nella letteratura italiana. Quindi oltre all’affresco storico dell’epoca risorgimentale composto con commo­zione ed entusiasmo di patriota, c’è la creazione di questo personaggio femminile, che da solo potrebbe far meritare un posto nella storia delle nostre lettere.
Il Cecchi ha detto: “È il personaggio che incarna la più segreta poesia del Nievo e che muovendo dall’infantile paradiso di Fratta riempe e profuma di sè ogni più bella pagina delle Confessioni: l’amorosissima e quasi incredibile figura della Pisana”.

Luigi Pistone
Luigi Pistone
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